
Gli studi di settore
Mi sento ricco.
Ho una casa, anche se in affitto. Con dentro un letto, una lavatrice, un fornello, un frigorifero e, meraviglia, un bagno.
Il frigo è pieno di verdure bio: costano di più ma vuoi mettere? Nella credenza nascondo pure della cioccolata per i momenti di crisi.
Ho un computer, l'adsl, il telefono fisso – razza in estinzione – , uno stereo, una miriade di cazzate.
Ho una bici che non mi ha mai lasciato a piedi. Delle scarpe che non mi hanno mai lasciato a piedi. Dei piedi che... beh!
Ho anche mezza automobile, l'altra metà è della mia dolce metà. Quella qualche volta mi ha lasciato a piedi.
Vivo con tre gatti che sfamo quotidianamente. Vi assicuro che non lo faccio apposta, non riuscireste neanche voi a dirgli di no.
Insomma, non c'è nient'altro che il denaro potrebbe darmi.
L'altro giorno mi chiama la mia commercialista – sì lo ammetto è mia sorella – e mi dice che ha fatto una botta di conti per le tasse.
C'è uno strumento di lotta all'evasione, che io mi immaginavo un carroarmato, e si chiama “studi di settore”. Prendono tutte le dichiarazioni di quelli che fanno il tuo stesso lavoro, fanno un'altra botta di conti e decidono che in quel settore bisogna guadagnare tot, altrimenti sei un evasore e paghi una multa.
Bene, io che mi sento ricco, e che lo sono, mi sono sentito povero. Povero fesso.
Il mio settore guadagna più di me. Come a dire che con quel che guadagno è impossibile vivere. Insomma il mio vivere va contro le leggi dell'economia. Gioia.
Allora che si fa, visto che di passare per evasore non ho proprio voglia? Evado a modo mio. O meglio a modo nostro, visto che così fan tutti. La mia commercialista segna che io faccio 2 mesi di ferie all'anno, e così i conti tornano anche se le ferie no.
Siamo una moltitudine di persone che falsificano gli studi di settore pur di non evadere, e così gli studiosi di settore continueranno a credere che davvero il peggior informatico guadagna più di me.
È in questi casi che vorrei tanto poter godere, spuntando una crocetta, del diritto di decrescere, di guadagnare meno sentendomi ricco anziché evasore.

